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01 Agosto 2007 - La Giunta comunale saluta i viaggiatori imolesi del treno contro lo stigma

Ottimi risultati dell'asta di beneficenza. Vendute oltre il 50% delle 65 opere in esposizione.

Martedì scorso, alle 16.00, i dieci viaggiatori imolesi del treno contro lo stigma hanno ricevuto il saluto ufficiale e il ringraziamento della Giunta Comunale di Imola presso la Sala Verde del Municipio. In rappresentanza del Sindaco e dell'intera Giunta presenziavano gli Assessori alla Cultura, Valter Galavotti e alla Sanità, Roberto Visani. Vittorio Feliciani in rappresentanza del Consorzio Servizi Sociali di Imola, di cui detiene la vicepresidenza e Gianbattista Spagnoli dell'Ausl di Imola di cui è Direttore Sanitario. Particolarmente emozionante per tutti la lettura, da parte di Luca Vacirca, uno dei viaggiatori, della lettera di saluto alla città (in allegato), un accorato e pregnante intervento sull'esperienza di chi ha vissuto un disagio psichico, raccontato dai protagonisti e rivolto a tutta la popolazione.
Sempre martedì, in serata, si è tenuta l'asta di beneficenza tanto attesa. Una serata che ha permesso a tanti di concludere buoni affari e contemporaneamente fare del bene, in una cornice, quella di Galleria Venezia al Palazzo del Buonsignore, di alta levatura artistica e in un'atmosfera, come ha sottolineato il Dr. Morsiani, squisito ospite dei presenti oltre che battitore, assai "conviviale". Oltre la metà delle opere pittoriche messe a disposizione dagli artisti, a basi d'asta bassissime rispetto alle quotazioni reali, sono state vendute, tra il divertimento e la soddisfazione dei presenti e degli organizzatori.
Ora i viaggiatori prepareranno le loro valigie e l'8 agosto, da Bologna, saliranno sul treno. Chi resta a casa potrà seguirli attraverso i vari blog internet da più parti attivati, in attesa del loro ritorno.

 
Lettera dei viaggiatori:

"Questo viaggio rappresenta per noi e per tutta la comunità un'occasione unica per stringersi attorno all'idea che dal disagio mentale si può uscire e che ciò è possibile farlo anche superando i pregiudizi che nella comunità ancora oggi si generano attorno a chi soffre di un disagio mentale.

Per questo motivo ci siamo messi in gioco superando la vergogna e affrontando il rischio che è insito nel mettersi in gioco, di essere additati e derisi. Ma se lo abbiamo fatto è anche grazie alla consapevolezza forte che abbiamo di vivere in una comunità come quella imolese in cui il tema della solidarietà sociale e della vicinanza a chi vive più o meno temporaneamente una condizione di difficoltà è presente e ben radicata. Con fiducia e con entusiasmo ci siamo avvicinati a questa idea di un viaggio da Roma a Pechino tanto suggestivo quanto faticoso.
Suggestivo perché ci ricorda il viaggio del grande Marco Polo verso l'oriente e la sua inestinguibile sete di conoscenza verso gli usi ed i costumi di genti lontane, senza moralismi o pregiudizi.
Faticoso perché il viaggio in se non sarà "una passeggiata" ma richiederà uno sforzo al quale ordinariamente non siamo abituati

Questo viaggio per noi tutti, per chi lo farà fisicamente ma anche per chi ci seguirà con simpatia dall'Italia, e sono in molti, ha l'obiettivo di aiutare chi ha un disagio ad uscire allo scoperto;
ma vuole anche dare una mano a chi il disagio non ce l'ha e continua a non tollerare chi si trova in difficoltà.
Anche a queste persone, che credono sia pericoloso avvicinare chi ha un disagio e condividere con essi momenti della vita, va il nostro pensiero. Pensiamo a loro con tenerezza poiché li vediamo prigioniere di paure antiche ed incapaci di dialogare con se stessi e più di ogni altra cosa di trasformarsi e accogliere gli altri per quello che sono con tolleranza e fiducia.

A queste persone vogliamo dire che le relazioni umane e i sentimenti e le emozioni che da esse scaturiscono, allorchè sono vere, allorchè sono autentiche, contengono in sè elementi di incertezza, di indeterminatezza e di preoccupazione. Le relazioni significative, non si danno immediatamente ma implicano uno sforzo, una fatica alla quale sempre più raramente ci abbandoniamo: la fatica dell'ascolto della storia degli altri fuori da schemi precostituiti.
E' questo sforzo che le fa divenire preziose.

Che tristezza ascoltare il racconto di una mamma di una ragazza in difficoltà che profondamente amareggiata e delusa ci faceva capire quanto fosse difficile per chi deve ricorrere alle cure di un servizio di salute mentale mantenere una relazione affettiva. Appena la mamma del ragazzo era venuta a conoscenza della situazione della ragazza che suo figlio frequentava, aveva fatto di tutto perché questa "relazione pericolosa" avesse termine.

Ma sono altre le parole che ci riempiono di speranza e che ci piace ascoltare

Come quelle di mamma Tina che con coraggio aveva detto a se stessa, di fronte alla difficoltà del figlio che doveva tirarlo fuori, che era suo figlio e che non voleva perderlo.
E così che si è rimboccata le maniche e ha fatto ogni cosa possibile per aiutarlo a stare meglio.
Lo ha fatto senza curarsi dello sguardo degli altri, senza fermarsi di fronte ai sentimenti di vergogna, con i quali, in quanto essere umano, si trovava a fare i conti.
Oggi Tina e Tuccio sono convinti che l'esperienza che in questi anni hanno fatto come genitori li abbia fatti crescere come persone.
Ora pensano di poter essere utili anche ad altri genitori che si potrebbero trovare a vivere il dramma che hanno vissuto loro stessi.

Ma ci conforta anche l'esperienza maturata da mamma Marisa,
la mamma di una persona che ha dei problemi psichici, e che durante la frequenza delle scuole superiori aveva cominciato a manifestare delle grandi difficoltà. Convinta di quanto fosse importante l'inserimento nel mondo del lavoro ha chiesto aiuto, ma, come lei stessa racconta, si è sentita poco ascoltata. Per chi ha una disabilità è dura trovare un posto di lavoro.
Marisa, però, non si è persa d'animo e insieme ad altri genitori, che avevano figli con problemi simili, ha fondato una cooperativa sociale. Oggi grazie a quella caparbietà e a quella determinazione quei ragazzi lavorano anche 35 ore alla settimana, in base alle proprie capacità in un contesto protetto per conto di una importante azienda imolese.

A queste parole vorrei aggiungere le mie. Quelle di una persona che si è trovata a fare i conti con il disagio mentale ma che ora è riuscita a risalire la china
Ho cominciato a fare cose che hanno alimentato la mia autostima. Ho cominciato a credere di più in me stesso ed ho stabilito un'importante relazione affettiva con una persona positiva. Oggi lavoro e durante il tempo libero mi sono assunto delle responsabilità all'interno del direttivo della polisportiva "eppur si muove" , gioco a calcio e faccio teatro.
Ho trasformato ciò che è stato disagio in impegno sociale. Un impegno al servizio di chi in questo momento ha bisogno di trovare serenità ed equilibrio.

Perché, ci chiediamo, se ci si ammala di cuore, o ci si rompe un braccio trovi sempre qualcuno che ti sta vicino o che è addirittura pronto a sottoscrivere , ponendo la propria firma sul gesso, un'atto di vicinanza di compassione e di solidarietà con chi è in difficoltà senza vergognarsene e quanto si tratta di dare un aiuto a chi ha un disagio mentale lo si fa con fatica e ci si sente in difficoltà. Perché?

La vita è proprio strana, proprio quando, da più parti si dice, che la vicinanza degli altri è la cura migliore per chi ha un disagio mentale, le persone fuggono, cambiano strada pur di non incrociarti, inventano le scuse più ingenue pur di evitarti. E quella cena con gli amici si procrastina nel tempo e quella telefonata non arriva mai e quell'invito ad andare al mare promesso e mai mantenuto ....piccole cose che fanno grande la nostra solitudine.

Forse abbiamo bisogno di fermarci.....guardarci intorno ed ascoltare.
Forse per ascoltare bisogna sedersi su un sasso ed aspettare.
Forse se non lo facciamo è perchè non ci sono abbastanza sassi o forse perchè non abbiamo la voglia di aspettare. In una vita in cui tutto corre veloce, noi abbiamo scelto la lentezza del treno che cullandoci con la sua cantilena ci accompagnerà a visitare terre e popoli mai visti, permettendoci di fermarci, guardarci intorno, ascoltare e farci stupire dal nuovo."




 
 
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